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il governo Monti

Come essere giacobini, giuseppini e illiberali ad un tempoStampaE-mail
Scritto da Marco Cavallotti
Sunday 22 January 2012

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Chiarissimo professore,

lasci che Le indirizzi queste mie poche righe, visto che un pochino conosco il mondo accademico dal quale proviene, e come milanese per giunta. Lei oggi è fortissimo, e lo sa bene: lo si vede dalla modestia un po' pretesca con cui si schermisce, dalle battute curiali che non temono contraddittorio, dalla certezza con la quale impartisce lezioni sullo standard dei 45 minuti a un pubblico che vive e percepisce tutto ormai sui ritmi frenetici degli spot pubblicitari. Forse sa anche che la sua forza dipende essenzialmente dalla debolezza dei partiti, dalla loro incommensurabile inconsistenza e leggerezza: quella stessa che ha permesso al Colle di ergersi ad arbitro unico della democrazia italiana, e di dirigerla in una maniera inimmaginabile fino a pochi anni fa.

Ma poco importa: Lei oggi è comunque fortissimo, almeno politicamente. Basta che ci soffermiamo ad analizzare certi dettagli, al di là di una stampa omologata al pensiero unico, al di là della confluenza di tutti i media principali nello stesso profluvio di ossequio: non credo sia stata per caso la scelta de La7, ieri, per annunciare agli Italiani la nuova lenzuolata di provvedimenti, al posto del canale ufficiale della Rai: quale prova migliore del fatto che questa o quella pari sono, accomunate da un unico motto: “Non disturbate il manovratore”? Questo è potere!

Lei è fortissimo, come mai lo è stato prima di Lei un presidente del Consiglio italiano.

Ma, mi consenta, lo è un po' meno se ci soffermiamo ad esaminare l'andamento del dato più odiato, del più temuto e meno imbrigliabile arbitro della nostra politica economica: lo spread, che non è ancora ridisceso ai livelli di un anno fa – anzi ne è ancora ben lontano –, malgrado le manovre lacrime-e-sangue che ci sono state imposte, e malgrado i decreti liberalizzatori che oggi vengono riassunti a paginate su tutti i giornali. Lo spread è un folletto che non si lascia ingannare facilmente, guarda alla sostanza e continua ad essere scettico: possiamo prendercela con lui, possiamo far finta di niente, ma lui ci osserva impassibile e se la ride.

Lei, e insieme a Lei tutti coloro che si sono fatti promotori di questa “operazione salvifica”, al di là dei provvedimenti – buoni, meno buoni o inutili – che state prendendo, e che continuerete a prendere come tritasassi, sembrate non aver colto il problema centrale: nel Suo governo, e nella pecorina maggioranza che lo sostiene per paura di trovarsi col cerino acceso al momento del botto, manca quell'idea, quell'anelito di libertà e di liberazione dallo Stato padrone, che deve precedere, sostenere e sustanziare nello spirito e nella forma ogni provvedimento liberalizzatore. Non si liberalizza aggiungendo norme a norme, anzi, non “si liberalizza” tout court: liberalizzare non può essere usato come verbo transitivo. È la società che rifiorisce, se glie lo si consente. Tutto qui. A Lei toccherebbe abrogare le leggi liberticide, non farne decine di nuove.

Per usare una terminologia che spero sia famigliare anche ai Docenti della Bocconi, Lei è riuscito in un'operazione difficile: è riuscito ad essere “giacobino” e insieme “cattolico-di-sinistra”, senza mai nemmeno sfiorare le rive del mondo liberale. Ma in fondo chi conosce certi salotti milanesi sa bene come questo connubio radical, giuseppino e illiberal, con la benedizione della alte gerarchie ecclesiastiche, sia in fondo un loro carattere distintivo.

Gli Italiani La seguiranno ancora per un po', finché non si accorgeranno che il re è nudo, e che senza una grande prospettiva politica il Suo potere e la Sua forza, che oggi paiono enormi, sono piccini piccini come quelli dei partiti e degli uomini che La sostengono. Che Dio ce la mandi buona.

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