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Forum Domande & Risposte

Iniziata: oltre un anno fa   Ultimo aggiornamento: oltre un anno fa   Visite: 21134
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Sono un pensionato INPDAP e, come da me richiesto da anni ricevo mensilmente (il 16° giorno) la mia pensione, che ammonta a circa 1.600,00 €, su conto corrente bancario a me intestato. Il 16 luglio u.s. mi sono accorto che il bonifico da parte del predetto Ente non era ancora stato corrisposto e, pertanto, il giorno seguente mi sono recato presso il competente Ufficio della sede INPDAP della mia città ed ho scoperto che la mia pensione era stata accreditata su un c/c postale e che nel mio fascicolo esisteva una domanda di accredito sul predetto c/c postale che riportava il mio nome e cognome, il mio numero di iscrizione INPDAP, una firma sempre con il mio nome e cognome che chiaramente non era la mia (e nemmeno gli assomigliava) e con le coordinate di un Ufficio postale con relativo timbro. Ho chiesto chiarimenti ad un funzionario di quella sede sul contenuto della documentazione esistente nel mio fascicolo e questi mi rispondeva che: gli impiegati non sono tenuti a controllare la veridicità delle firme apposte, specialmente in quel caso, in quanto quel documento era stato già vidimato dall'Ufficio Postale. A seguito di questo colloquio ho pensato di essere stato vittima di una truffa. Successivamente mi sono recato all'Ufficio Postale in questione, accertando che il conto corrente ove era stata accreditata la mia pensione era intestato ad un mio omonimo. Per farla breve, dopo circa cinque giorni di andirivieni tra l'ufficio dell'INPDAP e l'Ufficio Postale e grazie al mio esclusivo interessamento supportato solo in piccola parte della direttrice dell'Ufficio Postale, perché gli addetti all'Ufficio Pensioni dell'INPDAP non hanno mosso un dito, sono venuto a conoscenza della reale successione dei fatti che qui di seguito riporto:Il mio omonimo circa un mese prima (giugno 2007) aveva presentato domanda di pensione al 31.12.2007 per la quale aveva richiesto sin da allora il futuro accredito su conto corrente postale e nella relativa domanda di accredito aveva lasciato in bianco lo spazio riservato al numero di iscrizione INPDAP che ovviamente non aveva non essendo ancora titolare di pensione. Quest'ultima richiesta per un motivo di cui non ne sono a conoscenza (negligenza, errore, etc) è rimasta fuori dal suo fascicolo ed è andata a finire sulla scrivania di un impiegato che si è sentito autorizzato a completarla scrivendo di proprio pugno il mio numero di iscrizione di pensione INPDAP nello spazio lasciato in bianco, essendo l'unico, con il mio nome e cognome, nella mia provincia ad essere titolare, a quella data, di pensione INPDAP. Nel frattempo l'Ufficio Pensioni dell'INPDAP mi riferiva altresì che anche la rata di pensione del mese di agosto sarebbe stata accreditata sul conto corrente postale del mio omonimo e che sarebbe stato in grado di ripristinare l'accredito sul mio conto corrente bancario solo dal mese di settembre. Nella stessa circostanza alla mia richiesta circa i tempi per la corresponsione delle due rate di pensione, unico mezzo di sostentamento familiare (preciso che il mio nucleo familiare è composto da quattro persone), mi veniva risposto che non appena l'ufficio postale avrebbe restituito le somme all'INPDAP mi sarebbero state accreditate sul mio conto. La mia disponibilità economica al momento non mi consentiva di aspettare l'iter burocratico e, pertanto, facevo recapitare in data 30 luglio u.s. alla sede Provinciale dell'INPDAP una missiva, a mezzo raccomandata, da parte di un legale con la quale si invitata l'ente a provvedere con effetto immediato al versamento della pensione del mese di luglio e ripristinare, già dal mese di agosto, l'accredito sul mio conto corrente. Informalmente apprendevo che in data 23 luglio u.s. l'Ufficio postale aveva stornato al mio omonimo la mia rata di pensione di luglio restituendola all'INPDAP nei primi giorni del mese di Agosto. Alla data odierna non ho ricevuto ancora le rate di pensione sia di luglio che di agosto costringendo il mio nucleo familiare a vivere in maniera disagiata chiedendo soccorso economico a familiari ed amici per fronteggiare alle spese quotidiane per un dignitoso e modesto sopravvivere. Scusandomi per essere stato così prolisso, ma credetemi nel raccontare l'episodio ho eliminato numerosi dettagli, formulo le seguenti domande:1. poteva l'Inpdap, non appena resasi conto del loro grave errore, versarmi immediatamente la rata di pensione di luglio provvedendo solo successivamente ad avviare la procedura di recupero?2. nonostante sia stato notiziato verbalmente che le rate di luglio ed agosto mi verranno accreditate rispettivamente unitamente a quelle di ottobre e di novembre è il caso di avanzare richiesta per l'emissione di un decreto ingiuntivo?3. quando avrò le somme spettantemi potrò richiedere un risarcimento danni materiali e/o morali?4. il decreto ingiuntivo è elemento indispensabile e/o di elevata rilevanza probatoria per avanzare la richiesta di risarcimento?Grazie per la vostra collaborazione.Vito_56

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